L’audizione di Cristina Ravaglia, direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, e di Andrea Meloni, direttore generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese

ENATO DELLA REPUBBLICA

Prosegue alla VII Commissione e al Comitato per le questioni degli italiani nel mondo l’indagine conoscitiva sullo stato di diffusione della lingua italiana

Ravaglia: Le nostre collettività all’estero costituiscono uno strumento fondamentale di aiuto alla diffusione della lingua, non solo le comunità di prima o seconda generazione, ma anche le terze generazioni che spesso riscoprono l’italiano”

 

ROMA – Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo, si è svolta al Senato – davanti alla Commissione Istruzione Pubblica, Beni Culturali e al Comitato per le questioni degli italiani all’estero – l’audizione di Cristina Ravaglia, direttore generale del Maeci per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie e di Andrea Meloni, direttore generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese.

La seduta si è aperta con l’intervento del presidente del Comitato Claudio Micheloni che ha ricordato come la legge del 7 agosto 2012, n. 135, abbia posto termine al mandato della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero trasferendo la sua attività ai competenti uffici del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. Alla luce di ciò da Micheloni sono quindi state chieste informazioni sul Gruppo di lavoro consultivo, istituito nel 2014, presieduto dal ministro degli Esteri e composto dai rappresentanti della Presidenza del Consiglio, del ministero dell’Istruzione, del ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo e della Conferenza Stato-Regioni ed Enti locali.

“Per quanto riguarda la diffusione della lingua italiana all’estero – ha ricordato il direttore generale per la Promozione del Sistema Paese Andrea Meloni aprendo la sua relazione – siamo impegnati prima di tutto nel settore dell’apprendimento, dalla scuola fino all’università. Non si può infatti fare uno sforzo per l’insegnamento dell’italiano nelle università se non si fa un medesimo sforzo per insegnarlo nelle scuole, dove ormai molti istituti tendono ad avere l’italiano sin dalle classi materne… I numeri – ha proseguito Meloni – sono conosciuti, noi abbiamo in giro per il mondo 8 scuole statali, 43 scuole paritarie, con il titolo finale riconosciuto dal Miur , 76 sezioni italiane presso scuole straniere e 8 sezioni italiane presso scuole europee”. Il direttore generale ha poi spiegato come si contino circa 30.000 studenti nelle scuole statali e paritarie all’estero, di cui almeno 12.000 nelle Americhe  e 14.000 in Europa, e circa 500.000 alunni frequentanti i corsi di lingua e cultura. Meloni ha segnalato come, a causa delle  minori risorse disponibili, si sia determinata, per l’anno scolastico 2015/2016, una significativa riduzione dei lettori di ruolo presso le Università all’estero, che sono passati da 166 a 109. Una riduzione che il ministero ha cercato di compensare parlando direttamente con le università straniere, offrendo un contributo per il mantenimento delle cattedre di italiano. Quest’anno il ministero degli Esteri sosterrà 172 cattedre di italiano.

Meloni ha poi spiegato come la preoccupazione principale sia il mantenimento di un numero sufficiente di cattedre nelle università straniere sopratutto dove ci sono veri e propri dipartimenti di italiano, anche in  considerazione del fatto che queste università appaiono sempre più simili ad aziende e quindi, per generare profitto, tendono a contrarre i dipartimenti umanistici meno appetibili di un tempo, trasformandoli magari in un unico dipartimento per le lingue romanze, con conseguenze anche per le cattedre di italiano. Secondo Meloni un esempio di questa situazione va ricercato negli sforzi compiuti dal Maeci  a Toronto e in quelli che si stanno facendo a Saarbrücken per evitare la chiusura del dipartimento di italiano presso le università in loco.

“Vi è poi naturalmente – ha continuato il direttore generale –  anche l’insegnamento per gli adulti presso gli Istituti Italiani di Cultura dove abbiamo circa 70.000 iscritti ai corsi a cui si aggiunge l’essenziale lavoro che svolgono all’estero i Comitati della Dante, con poco meno di 200.000 iscritti. Il nostro lavoro – ha proseguito Meloni – ha anche altri aspetti che sono meno legati all’insegnamento, che sono però essenziali affinché vi sia interesse ad imparare la lingua italiana, ovvero la questione degli studenti universitari che dall’estero vengono in Italia. Sono circa 70.000 gli stranieri che  studiano nel sistema universitario italiano con circa 14.000 ingressi all’anno e su questo il ministero degli Esteri da sempre eroga delle borse di studio. Venti anni fa la proporzione degli studenti stranieri in Italia con borse di studio era rilevante, adesso dopo il grande fenomeno di internazionalizzazione siamo di fronte ad una percentuale minima e già da quest’anno abbiamo modificato il bando di concorso offrendo borse di studio sempre più orientate alla formazione specialistica”.

Meloni ha poi ricordato sia che l’incremento degli studenti stranieri che vengono a studiare in Italia è  oggetto di una costante collaborazione con la Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI), sia la necessità di assicurare un’adeguata formazione linguistica prima dell’arrivo in Italia agli studenti stranieri, anche se sul tema esistono complesse questioni relative alla certificazione. Il direttore generale ha inoltre osservato come la decisione di riservare una quota delle borse di studio erogate a favore dei docenti stranieri che vengono a specializzarsi in Italia abbia dato negli ultimi anni dei buoni risultati.

Meloni ha anche rilevato come l’attività della Direzione generale si indirizzi verso l’editoria: il ministero ha uno stanziamento per finanziare le traduzioni, che si è ridotto nel corso degli anni, il cinema, la musica e l’ampio mondo delle industrie creative. Al riguardo Meloni ha riferito di una forte attenzione nei confronti del design anche in considerazione del fatto che il prossimo anno si terrà nuovamente dopo decenni di pausa a Milano la Triennale del design.

Sul metodo di lavoro adottato il direttore generale ha segnalato poi una grande sintonia all’interno del ministero degli Esteri tra le due Direzioni generali, che prevalentemente si occupano di diffusione e promozione della lingua italiana, scambi e contatti continui con il  Miur e di un buon lavoro costruito dal raggruppamento Cliq, dove tre università italiane e la Dante Alighieri si impegnano per l’unificazione della certificazione linguistica.

Per quanto riguarda il gruppo di lavoro costituito all’interno del Maeci, a seguito della soppressione del mandato alla Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, Meloni ha auspicato che questo organismo, di cui fanno parte anche la Società Dante Alighieri, l’Accademia nazionale della Crusca, il CRUI e il CNR, possa diventare una vera e propria cabina di regia all’interno della quale sia possibile fare un unico gioco di squadra. La prossima riunione del gruppo si terrà a novembre e sarà dedicata all’esame delle linee guida per il prossimo triennio. Per quanto poi concerne i progressi del lavoro avviato negli Stati Generali di Firenze svoltisi lo scorso anno, il direttore generale ha evidenziato il lavoro svolto per la realizzazione del portale della lingua che potrebbe essere presentato già  entro il mese corrente e che sarà anche il luogo dell’Osservatorio sulla lingua italiana.

Meloni ha poi rilevato, tra i  problemi ancora aperti e gli obiettivi da raggiungere, l’esigenza, per quanto riguarda la futura capacità di attrarre sempre più alunni da parte delle scuole statali, di una loro maggiore integrazione di questi istituti con gli ordinamenti scolastici locali. Analogamente occorre prevedere una specifica base normativa per consolidare le sezioni italiane inserite nelle scuole europee. Per Meloni inoltre, se da un lato bisogna individuare un’allettante offerta scolastica in quei paesi dove mancano le nostre comunità di emigrati e quindi non sono presenti scuole italiane paritarie, ad esempio in Asia Orientale, è altrettanto importante mantenere la posizione della nostra lingua nell’area dei Balcani e nel Mediterraneo dove in Marocco Tunisia ed in Egitto vi è stata negli ultimi anni una impressionante crescita dell’insegnamento dell’italiano. Secondo Meloni l’instabilità regionale che caratterizza il sud della sponda del Mediterraneo spinge inoltre ad azioni positive per il sostegno dell’italiano.

Ricordata infine la problematica della formazione a distanza, sia per i docenti di italiano, su cui si sta già ben lavorando, sia per gli utenti privati, cioè persone che vogliono sul web imparare l’italiano. Secondo Meloni nel 2016 per i corsi di lingua a distanza per i privati è opportuno creare un’offerta per quanto possibile unitaria, attraverso uno sforzo collettivo con il Miur e le università, che raggiunga un elevato livello di competenza linguistica, in grado di competere con la concorrenza già presente sul mercato.

“Dal convegno che facemmo al ministero degli Esteri nel dicembre del 2012, in cui le due direzioni generali competenti del Maeci, il Cgie, il Miur e le università per stranieri  affermarono il concetto della necessità di lavorare insieme in questo settore, – ha ricordato il direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie Cristina Ravaglia – tutti noi coinvolti nella promozione e l’insegnamento della nostra lingua nel mondo abbiamo lavorato con questo spirito anche sulla spinta di dati obiettivi e cioè del  calo delle risorse che ci spinge a mettere insieme i fondi a diposizione. La DGIT – ha proseguito la Ravaglia – ha la competenza su un settore di nicchia dell’insegnamento dell’italiano. Noi finanziamo con un apposito capitolo i corsi tradizionalmente destinati all’insegnamento dell’italiano agli emigrati e alle loro famiglie. Negli anni evidentemente questi corsi hanno cambiato il loro bersaglio perché si rivolgono ai discendenti di italiani, ma anche a stranieri che vogliono imparare la nostra lingua. Che la tendenza sia questa è stato dimostrato dal fatto che più dell’80% dei corsi che noi finanziamo sul capitolo di spesa 3153 è inserito negli ordinamenti scolastici dei paesi stranieri e quindi funziona da complemento, da appoggio e da aiuto di base al lavoro molto più ampio di promozione generale del Sistema Paese. La localizzazione dei corsi – ha precisato il direttore generale  – è però rimasta quella tradizionale legata all’emigrazione, e quindi la grande maggioranza dei corsi, dei finanziamenti e degli alunni è situata in Europa, seguono l’America del nord,  l’America latina, l’Oceania e molto distanziate l’Asia e l’Africa. .. Le nostre collettività all’estero – ha aggiunto la Ravaglia – costituiscono uno strumento fondamentale di aiuto alla diffusione della lingua, ma non sto parlando soltanto delle comunità di prima o seconda generazione, ma anche delle terze generazioni che spesso riscoprono l’italiano”.

Cristina Ravaglia ha poi ricordato come i corsi di lingua realizzati dagli Enti gestori siano curriculari ed extracurriculari e quasi sempre dedicati a minori, con una minima parte per gli adulti. “I corsi curriculari – ha spiegato il direttore generale  – sono tenuti da Enti gestori che utilizzano insegnanti formati in loco e anche docenti di ruolo mandati dall’Italia. I docenti di ruolo sono in calo drammatico e questo è un fenomeno con cui dobbiamo fare i conti. Alla luce di questo problema aumenta la necessità di formare in maniera adeguata un crescente numero dei docenti assunti in loco… Ecco dunque il ruolo importantissimo svolto dai dirigenti scolastici in questi anni per quanto riguarda  la coerenza didattica e organizzativa dell’insegnamento dell’italiano e il controllo dell’attività degli Enti gestori”.

La Ravaglia ha poi illustrato il progetto pilota avviato due anni fa con le università di Siena, Perugia e Roma Tre, grazie al quale ventisei giovani laureati e specializzati nell’insegnamento dell’italiano come lingua straniera sono stati assunti direttamente dagli enti gestori che ricevono finanziamenti dal ministero, con un contratto annuale per lo svolgimento di attività di formazione dei docenti stranieri.

“Le risorse finanziarie dal 2008 al 2014 sono calate di più del 60% – ha poi segnalato il direttore generale – erano 27 milioni nel 2008 e nel 2014 sono calate a circa 10 milioni, però in contemporanea abbiamo iniziato, appena avviato il taglio delle risorse, un’opera di bonifica sugli Enti finanziati che erano 240 e ora sono 132. Abbiamo cercato di farli raggruppare ove possibile, riducendo le spese amministrative e le duplicazioni. Il risultato che abbiamo ottenuto è che nonostante il taglio del 60%, lavorando sia sulla razionalizzazione degli enti, sia su iniziative di miglioramento formativo e organizzativo gli alunni e i corsi nello stesso periodo, e cioè dal 2008 al 2014 , in realtà sono calati poco più del 30%.  Questo vuol dire che l’opera di razionalizzazione ha funzionato perché le risorse sono diminuite molto di più di quanto siano calati i beneficiari della nostra azione. Il risultato è che nel 2014 abbiamo svolto circa 15.000 corsi con un totale di quasi 288.000 alunni di diversa età, curriculari, extracurriculari”. “Credo- ha concluso Cristina Ravaglia – che sia fondamentale andare avanti su questa strada perché i contributi dati dalla DGIT agli Enti gestori devono essere accompagnati da un numero di risorse sempre maggiore che ciascun Ente dovrà procurarsi con proprie iniziative volte all’ammodernamento”.

Ha poi ripreso la parola il presidente del Comitato Claudio Micheloni che, riferendosi ai bilanci degli Istituti di cultura, ha segnalato una diversità di approccio rispetto allo svolgimento dei corsi di lingua. Secondo Micheloni,  rispetto a realtà più che virtuose o da imitare, come l’Istituto di Cultura di Tokio che percepisce quasi un milione e trecentosessantasette mila euro di entrate, vi sono anche importanti capitali dove gli Istituti hanno introiti non soddisfacenti sui corsi di lingua. Su questo punto Micheloni ha chiesto, quindi, se esistano sistemi di trasferimento di buone prassi. Per quanto poi riguarda l’assunzione diretta da parte degli Enti gestori all’estero di insegnanti provenienti dall’Italia, pratica riscontrata dal Comitato nel corso della missione in America latina, il presidente del Comitato ha domandato ai dirigenti del Maeci, se esistono requisiti di qualità e attività di controllo da parte dei dirigenti scolastici. Chiesti infine lumi da Micheloni su eventuali tagli presenti nella prossimo disegno di legge di stabilità per quanto riguarda la diffusione della lingua e della cultura italiana.

E’ poi intervenuta la senatrice Michela Montevecchi  (M5S) che ha domandato se i tagli lineari nella legge di stabilità, di cui si parla, interverranno su un settore come quello della lingua e cultura che è già stato duramente colpito in passato. La Montevecchi ha anche rilevato come nel corso delle audizioni svolte e delle missioni effettuate abbia avuto una diversa percezione sul “fare sistema” in materia di promozione di lingua e cultura e di aver riscontrato più volte difficoltà di comunicazione e di progettualità tra il Maeci e il Miur. Per quanto concerne la promozione del made in Italy la senatrice ha ipotizzato la creazione di una cabina di regia,  in grado di portare avanti una strategia comune per la promozione della nostra lingua all’estero, di cui possa far parte anche il ministero per lo Sviluppo economico. Sugli enti gestori la Montevecchi ha infine segnalato la necessità, anche alla luce delle poche risorse disponibili, di un’attenta  valutazione dell’efficacia degli interventi didattici.

Dal canto suo il senatore Francesco Giacobbe (Pd),  eletto nella ripartizione Asia Africa Oceania e Antartide, ha espresso perplessità sulla strategia adottata per la diffusione all’estero della lingua e della cultura italiana. A suo avviso sarebbe infatti più efficace destinare maggiori risorse ai corsi di lingua inseriti negli ordinamenti scolastici locali rispetto ai contributi dati alle scuole statali e paritarie. Per Giacobbe inoltre, per quanto riguarda i docenti, sarebbe più utile che dall’Italia si attuasse solo un’attività di coordinamento lasciando l’insegnamento a insegnanti locali adeguatamente formati possibilmente da docenti italiani. Il senatore ha inoltre ricordato la sua interrogazione al ministero degli Esteri sulla mancata concessione dei visti per l’ingresso in Italia a 48 studenti tunisini.

Ha poi preso la parola la senatrice Maria Mussini (Misto)che ha sottolineato come il successo dei progetti pilota evidenzino l’importanza e l’utilità dei docenti italiani all’estero. A tal proposito la senatrice ha domandato  quale sia in realtà il valore aggiunto dato dal ministero degli Esteri alla promozione della lingua e della cultura italiana.

In sede di replica il direttore generale Cristina Ravaglia ha espresso condivisione sulla necessità di monitorare e migliorare il sistema di valutazione dell’attività svolta dagli Enti gestori per i quali non esistono standard di valutazione omogenei. Dopo aver ricordato che non sempre i visti di ingresso in Italia per motivi di studio vengono utilizzati a questo scopo, la Ravaglia , per quanto riguarda il valore aggiunto del ministero, ha ricordato l’importanza di un coordinamento delle azioni e degli strumenti volti alla promozione della lingua che può ben avvalersi della rete diplomatico-consolare. Il direttore generale ha infine segnalato di non avere ancora idee precise sull’entità di eventuali tagli alle risorse in questo da parte della legge di stabilità .

Il direttore generale Andrea Meloni ha invece segnalato il buon livello di diffusione della nostra lingua, alla luce del fatto che circa un milione e mezzo di persone studiano oggi l’italiano nel mondo. Per Meloni la presenza di diverse istituzioni sul territorio appare inoltre positiva in quanto determina un’offerta diversificata. Per quanto riguarda i corsi di lingua offerti dagli Istituti di Cultura, il direttore generale ha rilevato la necessità di individuare una comune base metodologica e scientifica per l’insegnamento della lingua italiana, lasciando alle capacità culturali e imprenditoriali ed all’esperienza professionale dei direttori degli Istituti di Cultura l’attuazione delle iniziative sul territorio. (Goffredo Morgia – Inform)

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