Quarant’anni fa la firma del Trattato di Osimo

Quarant’anni fa la firma del Trattato di Osimo

GORIZIA. Non è mancato, nell’ultima giornata di èStoria, un ricordo di William Klinger, lo storico nativo di Fiume e residente a Gradisca, ucciso a New York lo scorso gennaio: tale ricordo è stato tributato da Ivan Buttignon, Denis Kuljis e Fabio Perco.

E non è mancato, sempre al Museo di Santa Chiara, un incontro sul Trattato di Osimo, ultimo atto del dopoguerra che quarant’anni fa sancì definitivamente la cessione dell’Istria alla Jugoslavia, con protagonisti gli storici Raoul Pupo e Roberto Spazzali a conversare con il giornalista e scrittore Roberto Covaz. Tale incontro, realizzato in collaborazione con l’istituto regionale per la Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia ha sviscerato le tappe che portarono alla firma del trattato, articolato in nove punti e che in qualche modo, è stato detto dagli storici, ha completato quanto previsto dal Memorandum di Londra del 1954. Pupo si è soffermato sul lavoro sotterraneo delle diplomazie italiana e jugoslava per chiudere l’accordo, dopo una trattativa voluta da Aldo Moro che si trascinava da troppo tempo. L’accordo porta la firma del presidente del consiglio Mariano Rumor e del ministro Milos Mincic per la federativa jugoslava. Spazzali ha invece acceso i riflettori sulle conseguenze, non immediate, che l’accordo provocò a Trieste. In seguito alla sollevazione popolare che quel trattato provocò nel capoluogo giuliano, due donne di spessore quali Aurelia Gruber Benco (figlia di Silvio Benco) e Letizia Fonda Savio (figlia di Italo Svevo) costituirono un comitato che sfociò nella formazione della Lista per Trieste, forse il primo atto dello sgretolamento della partitocrazia.

Pupo e Spazzali hanno anche ricordato la pesante situazione economica in cui versava Trieste alla vigilia dell’accordo, per ragionare poi sulle aspre polemiche scaturite da uno degli articoli dell’accordo di Osimo che prevedeva sul Carso la creazione di una zona franca industriale transfrontaliera. Quello che accadde a Trieste non accadde a Gorizia, ha chiosato invece Covaz ricordando il lavoro di cucitura portato

avanti dal sindaco Martina con l’omologo di Nova Gorica Strukelj. Gorizia non parve accorgersi dei benefici o negative consegunze del trattato. Ma a Gorizia tuttavia resta un segno tangibile di quel trattato: la “ferita” del Sabotino con la costruzione della strada internazionale. (a.p.)

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