AUGURI A MAURICIO MACRI – DI GIOVANNI JANNUZZI

BUENOS AIRES\ aise\ – “Ho conosciuto Maurizio Macri, Presidente eletto degli argentini, quasi 17 anni fa. Non aveva ancora 40 anni, era un giovane dirigente di Boca con ambizioni politiche che il padre,il mio amico Franco, riteneva incomprensibili e sbagliate per chi, a suo modo di vedere, avrebbe dovuto dedicarsi agli affari della famiglia”. Ricordi che Giovanni Jannuzzi affida alle pagine della “Tribuna italiana”, settimanale diretto a Buenos Aires da Marco Basti.
“Ma nella sua famiglia c’era anche chi aveva come vocazione il bene comune: era suo zio Tonino, importante dirigente della comunitá italiana in Argentina, membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e mio carissimo amico. Da Presidente dell’Ospedale Italiano di Buenos Aires aveva contribuito molto al suo rilancio, facendone l’istituzione esemplare e avanzatissima che é oggi. Sarebbe stato un rappresentante naturale degli italiani in Argentina nel Parlamento italiano. Purtroppo la morte ce lo sottrasse prima delle elezioni del 2006. Sono stato lieto e commosso di sentire che Maurizio, nel suo discorso dopo la vittoria, lo ha ricordato.
Che Maurizio Macri sia oggi Presidente della Nazione, é un motivo di grande orgoglio per tutta la grande comunitá italiana di questo Paese: la prova, se ce ne fosse stato bisogno, dell’importanza che essa ha nella vita e nella storia argentine.
Maurizio non avrá un compito facile: eredita una situazione complessa, fatta di deficit e inflazione altissimi, insicurezza e avanzo del narcotraffico, forti squilibri nell’economia, colpi alle istituzioni e una politica esterna unidirezionale e, alla fine, non utile al Paese. Avrá bisogno di tutta la sua abilitá e buon senso e, non avendo maggioranza in Parlamento, dovrá ricercare al massimo alleanze e consenso. Dovrá inoltre rassicurare tutti quei settori della societá che, influenzati da una propaganda invero ingiusta nei suoi confronti, vedono in lui un reazionario e un pericolo rispetto a diritti sociali ormai acquisiti.
É logico e giusto che il nuovo Presidente si comporti da argentino, perché questo é il suo dovere e mandato. Ma non credo sia illegittimo pensare che il suo professato amore per l’Italia di suo padre si manifesti in un riavvicinamento con noi, superando le distanze createsi in questi ultimi dieci anni. Un riavvicinamento non a senso unico, ma che serva all’interesse di ambedue i Paesi, che hanno molto da dare l’uno all’altro. Sarebbe per esempio bello che la sua prima visita ufficiale all’estero fosse a Roma.
A lui vadano gli auguri di cuore di tutti quelli che, pur non essendo argentini di nascita o nazionalitá, amano profondamente questo Paese e gli augurano un futuro all’altezza delle sue grandi possibilitá”. (aise) 

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