Veneto. La terra del Prosecco

Da Conegliano a Valdobbiadene, dove il paesaggio è un tutt’uno con il prodotto che ne scaturisce. Per un itinerario di scoperta, da assaporare molto lentamente

di ANDREA SELVA

 

Da Conegliano a Valdobbiadene ci sono 30 chilometri di colline. Lasciatevi alle spalle il Veneto che corre, quello del miracolo economico e dei capannoni costruiti accanto alle villette, e avventuratevi in questo territorio di versanti ripidissimi, ricoperti di vigneti fino all’ultimo metro, dove i trattori non arrivano e gli uomini sono protagonisti di una viticoltura eroica: benvenuti nel mondo del Prosecco. Per affrontare questo viaggio il primo passo è quello di togliere l’orologio. Siete in un territorio dove negli anni 60 è nata la prima strada italiana dedicata al vino. Il modo più comodo è mettersi al volante, ma oltre agli eroi del vino ci sono quelli del pedale che su queste colline si muovono in bicicletta e, con ambizioni diverse, pure a piedi, lungo i sentieri e le strade di campagna che solcano le colline.

Seguendo il ritmo della natura è bene partire da Conegliano, dove le viti maturano prima e dove al termine dell’estate viene inaugurata la vendemmia, in anticipo sul resto dell’area del Prosecco superiore. Ma prima di mettervi in strada, salite al Castello e godetevi il panorama: oltre la pianura c’è Venezia, dalla parte opposta ci sono le Prealpi e poi le Dolomiti, che proteggono questi versanti assolati dal freddo del nord. Ecco il primo segreto di queste vigne miracolose: il clima. Il secondo segreto sta nella terra, quest’antichissima barriera corallina emersa dal mare 250 milioni di anni fa. Il terzo segreto sono gli uomini, che sanno come prendersi cura dei vigneti su queste “rive” (le chiamano così, in dialetto significa salita) dove il lavoro, sempre manuale, viene moltiplicato per cinque rispetto alla pianura. Era il 2010 quando Gianluca Bisol, titolare della storica cantina familiare a Santo Stefano di Valdobbiadene, aveva previsto il sorpasso delle vendite di Prosecco su quelle di Champagne: “Ci vorrà ancora qualche anno” diceva. Ne sono bastati un paio.

È stata l’affermazione definitiva di questo vino che non si vergogna di essere popolare: è forse una colpa incontrare il gusto del pubblico (donne comprese) grazie al ridotto grado alcolico e alla lavorazione più breve e semplice (rispetto allo spumante prodotto con metodo classico) che rispetta i profumi di quest’uva? Le bollicine del Prosecco derivano dal metodo Martinotti (Charmat) senza complessi di inferiorità: essere un vino “facile” non è un peccato e nemmeno essere a buon mercato. Anche se con l’esplosione della domanda la questione del prezzo è destinata a cambiare. Resta il rito dell’aperitivo e dello “spritz”, con il Prosecco tagliato con l’Aperol e l’acqua, ma sono finiti i tempi del “prosecchino” da osteria. Per difendere il Prosecco dalle (troppe) imitazioni è stata creata una mappa di origine controllata delle province di Veneto e Friuli, compreso il paese di Prosecco, che in realtà è in provincia di Trieste dove questa storia è cominciata. Ma la vetta della piramide della qualità si raggiunge in un rettangolo di terra vicino a Valdobbiadene dove – dicono gli agronomi e gli enologi – la situazione cambia “da così a così”: la collina del Cartizze. Vi diranno che “da qua a là xe tutto diverso”, liberi di non crederci ma il mercato intanto ci crede benissimo: 106 ettari di terreno, frammentati in 140 proprietà, con i prezzi che sono schizzati alla quotazione stratosferica di 2,5 milioni di euro all’ettaro.

Lo sapevate che Mario Moretti Polegato, noto nel mondo come mister Geox, è partito con le sue idee proprio da queste colline, dove il fratello Giancarlo continua ad occuparsi della cantina di famiglia a villa Sandi? Lo sapevate che i trentini dello spumante Ferrari hanno cominciato a interessarsi a queste terre con un accordo tra la famiglia Lunelli e i veneti Bisol? Eppure su questi rilievi poco a monte del Piave, dove i nomi dei paesi ricordano la Grande Guerra, il tempo continua a scorrere lento. A tavola, assieme a un bicchiere di Prosecco, vi serviranno carne allo spiedo e una grande quantità di insaccati e formaggi. Chiedete polenta e baccalà oppure (la sera) pasta e fagioli. E alternate la visita alle (tantissime) cantine ed osterie con una sosta nelle piazze dei paesi per scoprire che tra le campagne ci sono anche splendide ville (villa Cedri a Valdobbiadene) e castelli (a Susegana). Qui la gente è cordiale e soprattutto fantasiosa. Fatevi aiutare nella ricerca dell’osteria senza oste, cioè quella “dell’oste che non c’è”, fra Valdobbiadene e Santo Stefano dove vino e salumi sono disponibili a offerta libera in un casale dove la porta è sempre aperta: divenne così popolare che un paio di anni fa se ne occupò, con grande scandalo, anche l’Agenzia delle Entrate. Ma la qualità principale di questo territorio è il paesaggio. È per questi versanti disegnati dall’uomo che l’area del Prosecco ambisce all’inserimento fra i patrimoni dell’umanità tutelati dall’Unesco come è già avvenuto per le Dolomiti (più a nord) e per la città e la laguna di Venezia (a sud).103323054-d8589413-b556-4387-ad47-d66f65b1dbc4

 

http://www.repubblica.it/viaggi/2016/01/20/news/valdobbiadene_veneto-131645113/

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