L’appello dal museo di Tornaco: “Cercate nelle soffitte le storie d’emigrazione”

Il progetto di una nuova sala al Museo Etnografico: “L’attualità ci impone di ricordare i viaggi della speranza dei nostri antenati”

L’assessore Domenico Bernascone all’interno del museo

08/02/2016
ELISABETTA FAGNOLA
TORNACO (NOVARA)

Difficile non pensare al passato guardando il presente di migranti in viaggio, barconi alla deriva, famiglie incolonnate in fiumi di persone che cercano un’opportunità di vita oltre i nuovi muri. «L’attualità ci sollecita una riflessione e un atto della memoria» spiegano dal Comune di Tornaco: così attraverso un appello su Facebook, l’amministrazione del piccolo comune novarese invita i suoi abitanti a guardarsi indietro e cercare nei cassetti e nelle soffitte testimonianze, documenti, lettere o fotografie di un passato di migranti.

 

La richiesta su Facebook

Il Museo Etnografico di Tornaco, ospitato a Villa Marzoni, è già un viaggio nel passato: il 20 marzo il Comune vorrebbe inaugurare una nuova sala, una sezione permanente dedicata all’emigrazione dei tornacesi a partire da metà Ottocento. «In quegli anni, come in tutta Italia, molte famiglie emigrarono, soprattutto in Argentina – racconta l’assessore Domenico Bernascone -. Sappiamo bene che non fu una scelta quanto una necessità legata alle condizioni di povertà delle campagne. E non c’è nulla di più attuale oggi dell’emigrazione». L’appello agli abitanti è partito da qui, pubblicato sulla pagina Facebook del Comune: sono circa 900 i residenti, erano il doppio a fine Ottocento. «Ora sono una quarantina gli iscritti all’Aire, quasi tutti in Argentina, vorremmo provare a contattarli – anticipa l’assessore – riprendere i contatti con loro».

 

 

Ricordi da lontano

Il museo raccoglie gli attrezzi della vita contadina, ricostruisce aule scolastiche degli anni Trenta e l’ambulatorio medico, custodisce il proiettore del cinema del 1938 che il podestà comprò per il teatro comunale, indebitandosi e rinunciando a costruire le fognature. Un museo in evoluzione: «Abbiamo iniziato a raccogliere il materiale negli anni Novanta, molti pezzi sono stati donati, altri sono in prestito» racconta Bernascone. La micro-storia di paese è una sua passione fin da ragazzo ed è ancora lui a seguire l’evolversi del museo: «La migrazione fa parte della storia del nostro paese, vorremmo conservarla – spiega -. Vogliamo raccogliere le storie delle famiglie che hanno lasciato Tornaco, le motivazioni che li hanno spinti a partire, come si sono reinventati nei paesi che li hanno accolti». Un po’ di materiale c’è già, come la lettera spedita nel 1908 dal piroscafo Duca Degli Abruzzi da una giovane mamma partita con la sua bimba, «ho pensato di scrivervi questa lettera per dirvi che io sto bene e pure la bambina». Altri ne arriveranno prima dell’inaugurazione della nuova sala, prevista per il 20 marzo. Poi nella chiesa di San Carlo verrà inaugurata l’installazione di CP Colombo, «La deriva delle anime migranti», una barca simbolo dei viaggi della speranza.

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