Titolare di un’azienda agricola, avrebbe acquistato cipolle in Italia e in Argentina e poi le avrebbe rivendute, qualificandole come ‘cipolle rosse Igp di Tropea’.

BOLOGNA – Dopo quasi due anni, si chiudono le indagini preliminari sul cosiddetto “Patata-gate”, l’inchiesta sulla presunta vendita alla grande distribuzione (in questo caso Conad, Pam ed Esselunga) di tuberi francesi spacciati per italiani. Con questo sistema, secondo la Procura di Bologna, il titolare dell’azienda bolognese “Fratelli Romagnoli”, leader italiano nella commercializzazione di patate, ed ex patron della Biancoblu basket Bologna (società nata dalle ceneri della vecchia Fortitudo) Giulio Romagnoli, avrebbe incrementato notevolmente i suoi guadagni, dato che le patate italiane sono commercialmente più pregiate e quindi vendibili a un prezzo più alto rispetto a quelle francesi.

I reati contestati. A parere della Procura, inoltre, Romagnoli avrebbe truffato le tre catene di supermercati vendendo loro anche cipolle italiane e argentine spacciandole come cipolle rosse Igp di Tropea. L’avviso di chiusura indagini, atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato a 23 persone: per molte di loro, tra cui Romagnoli, l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla vendita di prodotti industriali con segni mendaci. A quest’ultimo reato, sempre secondo la Procura, concorrevano Giovanni Magaraggia della società “La Dorata” e Piergiorgio Agostini di “Agriveneto”, che avrebbero falsificato le etichette e i documenti di trasporto della merce venduta dalla “Fratelli Romagnoli”. Nell’avviso di chiusura indagini, i pm Marco Forte e Manuela Cavallo indicano poi come parti offese, oltre alle tre catene di supermercati, anche Coldiretti, il ministero delle Politiche agricole e l’Unione europea. Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati dai pm o presentare memorie o documenti.

L’inchiesta della Forestale. L’inchiesta partì da alcune denunce della Forestale e verifiche su tonnellate di merce di prodotti, soprattutto patate, in alcuni casi cipolle. A volte si è riscontrata l’indicazione ‘made in Italy’ per alimenti di provenienza europea o extraeuropea, altre volte era attestata una qualità superiore a quella effettiva, oppure un’origine geografica protetta per alimenti provenienti da località diverse da quelle dichiarate, o una falsa provenienza da agricoltura biologica. Romagnoli, secondo i Pm, avrebbe impartito le direttive ai propri dipendenti per le trattative con imprese coinvolte nelle frodi e per sviare i controlli delle catene di grande distribuzione, così come Covone, titolare di una società che acquistava all’estero prodotti agroalimentari che venivano falsamente etichettati come prodotti in Italia.

Patate e cipolle: i casi contestati. Tra i casi contestati ai due, ad esempio, una cessione, a fine 2013, di ‘patate a buccia rossa’ provenienti dalla Francia e qualificate invece come italiane e dunque più pregiate dal punto di vista commerciale e vendibili ad un prezzo più elevato. In un altro caso Romagnoli, in concorso con il responsabile Acquisti della società e al titolare di un’azienda agricola, avrebbe acquistato cipolle in Italia e in Argentina e poi le avrebbe rivendute, qualificandole come ‘cipolle rosse Igp di Tropea’. A Gamberini, che dopo la puntata di Report diede le dimissioni da Conad, i Pm imputano di aver trattato con la Romagnoli, ad esempio per determinare un prezzo di acquisto delle patate, nella consapevolezza della violazione, da parte della società, del contratto di fornitura e della commissioni da parte del fornitore di frodi commerciali. Questo, a fronte della dazione di un’Opel Corsa acquistata

da Grazia Romagnoli il 21 marzo 2013 e della gestione di un abbonamento intestato alla società Fratelli Romagnoli, materialmente procuratogli da Giulio, per gli incontri casalinghi del Bologna Fc nella stagione 2013-2014. Nell’inchiesta, ora chiusa con gli atti che solitamente preludono a richieste di rinvio a giudizio, sono coinvolte anche 11 società. Persone offese, Conad, Pam, Esselunga, Coldiretti, il ministero delle Politiche Agricole e l’Unione Europea.

 

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/04/21/news/bologna_truffa_sulle_patate_23_avvisi_di_fine_indagine-138126628/

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