INTERVISTA all’Ambasciatore d’Italia a Buenos Aires, Teresa Castaldo

intervista

INTERVISTA all’Ambasciatore d’Italia a Buenos Aires, Teresa Castaldo – Diplomazia Economica Italiana , newsletter online a cura di MF/DowJones News

 

A quanto ammonta l’interscambio commerciale tra Italia e Argentina e in che modo si sta muovendo il nostro Paese a livello di sistema per incrementare i volumi?

 

Il trend è positivo dopo le battute d’arresto che negli anni passati hanno riguardato tutti i Paesi, con particolare riferimento a quelli europei. L’interscambio commerciale totale nel 2015 è stato pari a 2,32 miliardi di dollari, ma la forza dell’Italia in Argentina si misura non tanto su tale dato, quanto piuttosto sul livello e sulla presenza delle imprese italiane. L’Argentina è un importatore netto dall’Italia con

un volume di importazioni pari a 1,37 miliardi, che superano il livello delle esportazioni, attestatosi su0,95 miliardi. L’Argentina occupa il 47esimo posto nella classifica del 2015 dei fornitori italiani,

con uno 0,4% del totale del mercato, mentre l’Italia è il settimo fornitore con un quota del21% del mercato, preceduta a livello europeo solo dalla Germania. I nostri principali competitori, Francia e Spagna si posizionano su numeri inferiori, rispettivamente all’ottavo e 14esimoposto. L’Argentina rappresenta il 19esimo mercato per il Made in Italy, con una percentualedell’1,6% del totale delle esportazioni complessive italiane.

Le misure di apertura del commercio già disposte dal Governo Macri, quali per esempio l’abolizione delle tasse sulle esportazioni e l’eliminazione delle restrizioni valutarie, favoriranno

l’incremento dell’interscambio commerciale in generale. La visita del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi dello scorso febbraio ha rappresentato il punto di partenza di una nuova fase delle relazioni economiche e commerciali. La recente missione imprenditoriale, guidata dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, ha tradotto la volontà politica del nostro Governo in un immediato seguito concreto: 140 fra operatori e rappresentanti di categoria hanno potuto verificare in prima persona le opportunità che si aprono nel Paese, in settori strategici come energia, automotive, agroindustria, infrastrutture oltre che nell’industria satellitare, nella formazione universitaria, nel turismo e nell’ambiente. Si è trattato di una delle missioni di Sistema più grandi mai realizzate non solo in America Latina ma nel mondo. Vorrei poi attirare l’attenzione su un recente sviluppo, a mio avviso, molto importante. SACE è stata la prima fra le Agenzie europee a riclassificare l’Argentina nella categoria di rischio Paese, a seguito della positiva conclusione della nota controversia sugli ‘holdouts’.

Ciò sarà di ausilio fondamentale alle imprese italiane in termini di agevolazioni finanziarie e di accesso al credito. SACE, proprio nel corso della missione imprenditoriale del maggio scorso, ha concluso un accordo che consente di emettere lettere di credito confermate dal Banco de la Nacion Argentina o polizze di credito, fino a un massimo di 50 milioni di euro e ha annunciato la prossima attivazione

di una linea di credito fino a 700 milioni di euro con particolare attenzione verso le PMI. Si tratta di segnali concreti che accrescono la fiducia delle imprese italiane verso il mercato argentino.

 

Quali sono le aziende italiane più attive sul territorio?

 

Nel Paese operano oltre 250 aziende italiane, di cui 110 attive nel settore manifatturiero. La maggior parte di esse ha deciso di restare in Argentina anche dopo la crisi del 2001, scegliendo di non andarsene anche in un momento

complesso sia dal punto di vista economico sia da quello finanziario. Tra le principali imprese figurano alcuni dei più importanti gruppi industriali italiani (Fca, Pirelli, Enel, Techint, Ghella, Salini Impregilo, Ferrero, Telespazio, Fratelli

Branca, Trevi e Campari solo per citarne alcuni). Accanto a essi, ci sono numerose PMI italiane, attive dal settore della meccanica ai veicoli, dall’energia alle infrastrutture,

dalle tlc all’industria della salute, dai trasporti all’agroalimentare, dal software alla cosmetica. Molte sono pronte a investire nuove risorse: è il caso di FCA, che investirà 0,5 miliardi di dollari per rimodernare lo stabilimento di Cordoba. L’impianto potrà così assumere un ruolo fondamentale nella strategia di espansione in Sud America anche grazie alla produzione di un nuovo modello che verrà commercializzato nel continente. Del resto, l’Argentina può rappresentare per le imprese italiane anche una piattaforma privilegiata verso il Mercosur e gli altri paesi della regione, vantando livelli di preparazione universitaria e professionali comparabili con quelli europei, oltre a una manodopera altamente qualificata. A ciò si aggiunge una forte tradizione nel campo scientifico e tecnologico (è il Paese latinoamericano che vanta più Premi Nobel) grazie anche agli ingenti investimenti effettuati dallo Stato nell’ultimo decennio. In termini di risorse naturali, l’Argentina è poi tra i principali produttori mondiali in derrate agricole e prodotti agro-alimentari (si calcola che il Paese produca oggi alimenti per oltre 400 milioni di persone e che potrebbe triplicare tale numero nel breve lasso di pochi anni). Il Paese detiene poi le seconde riserve al mondo di shale gas e le quarte di shale oil ed è al sesto posto a livello mondiale per possesso di risorse minerarie.

 

Quali riforme allo studio dal Governo argentino potrebbero avere ripercussioni positive sulle attività di imprenditori italiani interessati a espandere le attività verso il Paese sudamericano?

 

Appena insediato, il Presidente Macri ha avviato una prima fase di ‘normalizzazione dell’economia’ per riequilibrare i conti pubblici, ridurre l’inflazione e riattivare la crescita economica con un consistente piano di sviluppo in campo

energetico e infrastrutturale. Il ripristino di un clima favorevole agli investimenti creerà certamente importanti spazi di manovra per le aziende italiane in numerosi settori, schiudendo nuove opportunità a cooperazioni con società

locali. Tra le varie iniziative assunte fino a oggi va ricordato il cosiddetto Plan Belgrano che interessa il Nord del Paese e prevede l’ammodernamento delle ferrovie e della rete stradale, lo sviluppo di infrastrutture per l’acceso della popolazione alle acque e all’educazione, all’energia e alla rete ospedaliera. Al settore infrastrutturale è stato dedicato un panel specifico nell’ambito della recente missione  di sistema guidata dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto.

 

Dopo la crisi del debito sovrano argentino, l’Italia è rimasta l’unico dei grandi Paesi occidentali a non presidiare più il territorio con attività bancarie in loco. Vi risulta che ci siano istituti di credito che stanno facendo considerazioni per tornare sui oro passi?

 

E’ uno degli obiettivi prioritari della nostra azione. Le prospettive sono incoraggianti anche se restano ancora molti passi da compiere. Il sistema bancario argentino ha subito negli ultimi anni una profonda trasformazione strutturale che ha comportato una contrazione degli operatori (da 206 nel 1994 a circa 60). Una flessione che non ha risparmiato le banche italiane che hanno deciso di lasciare il Paese. Il settore si è mantenuto tuttavia vivace e ha confermato nel tempo di essere tra i più redditizi dell’economia argentina, come dimostra la presenza di tutte le maggiori banche europee. Nell’ambito della recente missione, con Abi abbiamo organizzato una

giornata d’incontro settoriale con le due principali associazioni bancarie locali, Adeba ed Aba, e la Banca Centrale argentina, al quale hanno partecipato 5 fra le più grandi banche italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Bnl

e Popolare di Vicenza). Notevole è stato l’interesse da parte delle principali istituzioni finanziarie locali ad analizzare eventuali forme di collaborazione con tali istituti di credito italiani. I segnali sono positivi. L’augurio è che anche in questo settore l’Italia possa cogliere a pieno tutte le opportunità che questo straordinario Paese può offrire.

 

Fonte: http://www.esteri.it/mae/resource/doc/2016/06/newsletter_n.6_30_giugno_2016.pdf

 

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