L’esodo delle donne italiane in Argentina, ieri a Termoli l’anteprima del libro di Alicia Antonia Crosa

Las-Argentinas

 

Storie di donne, donne silenziose e votate all’ineluttabilità del loro destino quelle raccolte dall’autrice Alicia Antonia Crosa nel libro ‘Las Argentinas bajamos de los barcos’ nell’incontro che si è tenuto ieri nella Sala Consiliare del Comune di Termoli. Donne che tra il 1890 e il 1910 hanno lasciato i loro paesi di origine in Italia per raggiungere i loro uomini in Argentina, un vero e proprio esodo di circa 25 milioni di italiani. “L’Argentina deve tutto a questi italiani – spiega l’autrice psicologa forense, psicanalista, docente universitaria impegnata per oltre 30 anni nelle carceri come criminologa – fu proprio grazie a questa ondata di forza lavoro ed energia intellettuale che l’Argentina in pochissimo tempo arrivò ad essere la settima potenza economica mondiale”. Ma il libro dell’autrice si concentra soprattutto su quale fu il ruolo della donna e quale la psicologia di queste donne sradicate dalle loro vite in Italia e trapiantate in luoghi e contesti diametralmente opposti. “Sono state donne ombra dei loro uomini – spiega Alicia Crosa, negli occhi ancora vivo il ricordo dei racconti di sua madre originaria di Loreto (Ancona) ed emigrata in Argentina nel 1906 – considerate quasi di proprietà di quegli uomini che andavano in Argentina per sfuggire alla fame e alla povertà che in quegli anni devastava l’Italia. Donne che avevano come compito quello di essere sempre disponibili per i loro mariti, di fare figli, di mandare avanti casa e famiglia senza godere di alcun diritto, senza poter avere un’opinione e tantomeno poterla esprimere”. Il meticoloso lavoro di raccolta delle fonti e della redazione di questo che è il quarto libro della psicologa Crosa (il secondo ‘Porquè te quiero, te aporreo’ ‘Perché ti amo, ti punisco’ è stato considerato patrimonio nazionale dal Governo argentino) è durato due anni e mezzo e include interviste dirette alle donne che migrarono in Argentina, fonti letterarie e bibliografiche che ricostruiscono la storia d’Italia precedente alla grande ondata migratoria e la storia argentina dal momento in cui gli Italiani arrivarono modificando per sempre la cultura e gli equilibri sociali del Paese. “Da quel momento iniziarono ad esserci da un lato i ricchi, possidenti terrieri e dall’altro gli italiani, questa nuova classe di lavoratori instancabili ma anche molto intelligenti, che quotidianamente miravano a raggiungere la classe sociale più alta”. La presentazione in anteprima mondiale del libro ‘Las Argentinas bajamos de los barcos’ è avvenuta a Termoli perché il libro include storie di donne termolesi come quella di Vittorina Soldi e Rosanna Romano, oltre che della signora Malvina che ripercorre il suo viaggio con la madre e i fratelli sulla nave che li avrebbe portati in Argentina. “Ancora oggi – continua l’autrice Crosa – seppure in modo sempre più labile, quel modo di essere delle donne che migrarono in Argentina, ha lasciato una traccia indelebile nell’essere femminile. Questa sottomissione costante, questo annullamento di sé e della propria identità lo si riscontra in moltissime patologie psichiche, nell’isteria, negli attacchi di panico, nelle fobie. Ma quasi al termine del libro, il capitolo XII, è dedicato alle ‘Donne ribelli e rivoluzionarie’ e non poteva mancare da parte dell’autrice che si definisce ‘una femminista’ un capitolo dedicato a quelle donne che hanno cercato di opporsi al corso di una storia di silenzio e sottomissione e che, in alcuni casi ce l’hanno fatta. ‘Las Argentinas bajamos de los barcos’ dal punto di vista dell’analisi psicologica delle donne e, più in generale, delle popolazioni che migrano e devono riadattarsi ed entrare in relazione con il ‘nuovo mondo’ che li accoglie è un libro attualissimo che tanto può fare in un momento come quello attuale per l’Italia.

http://www.molisedoc.it/?p=37673

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